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Storia di Monastir
Secondo alcuni studiosi, il nome Monastir è da attribuirsi ad alcuni termini fenici, quali ad es. "Monach Astarath", cioè "Dono della Dea Astarte", oppure dal termine "Morath", cioè "Avamposto-Posto di guardia", termine quest'ultimo che troverebbe giustificazione, vista l'ubicazione del paese nella piana del Campidano, alle porte dell'allora "Kalaris".
Un'altro gruppo di pensiero invece, avvalora l'ipotesi che il nome derivi dal fatto che anticamente era presente un Monastero di Frati Camaldolesi, che vi si stabilirono intorno al XII° secolo.
Vi è però un'altra, e forse più attendibile ricostruzione circa l'origine del nome. Essa ci viene data proprio dalla Lingua Sarda; infatti in Sardo Monastir si scrive "Muristeni", termine che indicava generalmente un gruppo di abitazioni che si offrivano al viaggiatore come luogo di ristoro, come tappa di sosta nel viaggio da e verso Cagliari. Era questa, effettivamente, una peculiarità del paese fino a pochi decenni fa. Vi era parecchia gente che aveva come attività quella di gestire locande, che offrivano un pasto caldo ed un giaciglio al forestiero venuto dalle località dell'interno, e che l'indomani doveva essere a Cagliari, e viceversa, a chi, una volta lasciata la città, si accingeva a ritornare nell'entroterra. Dall'importanza che tali locande assunsero nel tempo, probabilmente si può asserire che il nome che poi prese il paese in epoca moderna, derivi proprio da quanto detto ora.
Circa 6000 anni a.C, i primi gruppi di agricoltori che posero piede in Sardegna alla ricerca dei suoli atti alla coltivazione, non poterono fare a meno di stabilirsi sulle terre del Campidano, le più fertili dell'Isola.A questo stesso periodo deve risalire la prima frequentazione dell'agro di Monastir, distante meno di 20 Km. dallo stagno pescoso di Santa Gilla e dalle marine di Cagliari, sebbene le prime tracce umane documentate rimontino a tempi più recenti del neolitico finale, intorno al 3100-2900 a.C.
In questa età sui dolci pendii di Monte Olladri o Baratuli (in dialetto Bobadri), di Mitza Morta e Cresia is Cuccurus furono costruite le abitazioni seminterrate, con pareti di frasche rivestite di argilla, pertinenti a tre altri villaggi, mentre, nel contempo, le piccozze di pietra scavavano sulle fiancate basaltiche di Is Aruttas e di M. Zara spaziose tombe a camera, dimore per i defunti protetti dalle minacce dei violatori di tombe da su furconi di Luxia Arrabiosa, inconsolabile per la perdita del figlio secondo un racconto tramandato sino a noi.
Per tutto il millennio e per la prima metà del II a.C, piccole comunità prenuragiche si stabilirono anche in altri sette siti dell'agro Moristenese, tra ì quali ricordiamo S'Ollastu, Sant'Iroxi e San Sebastiano. A questo periodo risalgono ì sepolcri con camera a forno di Cresias Is Cuccurus ed i Su Fraicu (oramai nel confinante agro di San Sperate), pertinenti alla cultura M.Claro (2400-2150 a.C).
Tra il 1600 e il 500 a.C le genti diedero vita alla splendida civiltà nuragica. Avanzi edilizi e manufatti in ceramica e d'altra materia documentano l'esistenza di ben 15 villaggi e di 4 nuraghi nell'agro monastirese. Mentre i nuraghi di Su Cuccumeu, Cannas Beccias, San Marcu e S'Ollastu, costruiti in rocce andesitiche locali, ci sono giunti oramai ridotti ai filari di base, diversamente i villaggi nuragici di M. Olladri, Monte Zara, Su Fraigu, Sa Murra, Piscin'e S'Acqua e Sollastu appaiono estesi e di grandissima rilevanza, anche se finora poco indagati con campagne di scavo.
Ad età nuragica vanno ricondotte le tombe collettive a corridoio di su Fraigu e di Pedrera. In quest'ultima furono disposti circa 300 individui, talora ornati con collane di perline in pasta vitrea di straordinario interesse per la conoscenza delle caratteristiche fisiche delle popolazioni nuragiche. Va ricordata infine la panoramica area di Monte Zara IX sec. a.C. In età romana risultano in auge ancora una quindicina e agglomerati, mentre all'età punica risalgono i necropoli di Sa Mitza Morta, Is Axriddas e su Fraigu.
Domus de Janas
Accesso - Sulla S.S. 131 nei pressi del bivio per Monastir, dopo il primo cavalcavia provenendo da Cagliari, si vede un ponte sul quale si può passare solo a piedi, che dal paese, scavalcando la S.S. 131 arriva fino ai piedi del Monte Zara, alto m.235. Entrati in paese si arriva facilmente nei pressi di tale ponte, dove si lascia l'auto e si prosegue a piedi. Le domus de janas si trovano sulla parete rocciosa del monte e sono accessibili senza troppa difficoltà. I villaggi prenuragico e nuragico sono invece molto difficili da individuare.
Gli ingressi di alcune delle tombe di Monte Zara
Descrizione - Sulla cima del Monte Zara, alto m.226, troviamo un' area sacra nuragica del VI-VII secolo a.C., composta da un altare rupestre, gradinate scavate nella roccia e alcuni pozzi. Sul pendio occidentale del Monte Zara, è situato il villaggio nuragico di Mitza Morta o Bía de Monti, dell'età dei Bronzo Recente e Finale, scoperto circa quindici anni fa, il quale è formato da capanne circolari databili al XIV secolo a.C. ed edifici quadrangolari risalenti al XI-X secolo a.C, costruiti con mattoni di fango crudi, dove sono state rinvenute ceramiche di importazione peloponnesiaca. Sulle pendici del monte sono situate nove Domus de Janas, chiamate Is ogus de su monti, (gli occhi del monte) risalenti al 3000 a.C. circa.
Accesso- Il Monte Oladri, alto m.235, si trova pochi chilometri a sud del Monte Zara: per raggiungerlo si percorre una stradina che parte da una deviazione a destra della s.s.131 poi si prosegue a piedi.
Descrizione- Le Domus de Janas, scavate sul fianco della collina basaltica, sono cinque, tutte attribuibili alla Cultura di Ozieri e scavate tra il 3100 e il 2900 a.C. Il Villaggio prenuragico, sempre risalente alla Cultura di Ozieri, è posto ai piedi dell'altura: si tratta di un grande insediamento, formato da capanne seminterrate, realizzate con pareti di frasche rivestite di argilla. Durante gli scavi è stata rinvenuta la testa (alta 10 cm) di una statuetta della Dea Madre in marmo, simile alla famosa statuetta trovata a Turriga (Senorbì); il sito è molto interessante, anche se per ora non è stato ancora scavato e studiato in modo soddisfacente. Il grande Villaggio Nuragico del VII secolo a.C., anch'esso non ancora valorizzato e studiato, è importante per i ritrovamenti di ceramiche nuragiche insieme con ceramiche greco orientali del VII secolo a.C., frammenti di vasi fenici e greci del VI secolo a.C., e un pane in piombo con sigla alfabetica fenicia. Nelle vicinanze, sulla vetta del monte si trovano i ruderi del castello medievale di "Barraduli" edificato nel XII secolo dai Giudici di Cagliari i Conti di Donoratico, che pare sia stato distrutto nel 1323. Il Comune di Monastir sta effetuando lavori di risanamento dell'area, per anni sfruttata come cava di calcare, predisponendo il rimboschimento, la creazione di percorsi ciclabili e pedonali, e cartelli con la descrizione dei siti archeologici.
Fonte: ilportalesardo.it